+39 340 182 4882
+39 389 625 2089 info@prolococapovaticano.it
+39 340 182 4882
+39 389 625 2089 info@prolococapovaticano.it

Storia

del Comune di Ricadi

Giuseppe Berto e Capo Vaticano

“… appena la vidi, seppi che quella terra dalla quale si scorgevano quelle magiche isole era la mia seconda terra e qui sono venuto a vivere. Sta su di un promontorio alto sul mare, una punta di granito troppo vecchio che si sfalda precipitando, tempeste improvvise si spostano a sbattere venti selvaggi, qualche volta freddi quando vengono da nord, e qualche volta caldi quando arrivano dall’Africa vicina. Conosco il lungo cammino che il sole fa in un anno spostando il punto del suo tramonto: il 12 agosto scende giusto nel cratere dello Stromboli, il 23 settembre sparisce dietro Panarea, il giorno dei morti va giù proprio dietro la punta più alta di Vulcano, e poi mentre l’inverno si approfondisce a mano a mano sposta la fine delle giornate sempre più corte verso la sottile striscia di Milazzo, finchè a gennaio riprende la sua strada verso settentrione arrivando nel pieno dell’estate a sparire la sera molto più a nord dello Stromboli. Nelle giornate particolarmente limpide ho due vulcani nel giro dei miei occhi: lo Stromboli di fronte e l’Etna sulla sinistra, imponente pur nella sua grandissima lontananza. A nord ho l’aperto golfo di Sant’Eufemia con sullo sfondo le montagne dietro Amantea e sopra Cetraro e forse anche sopra Praia, dove sono già Basilicata. A sud ho il raccolto golfo di Gioia, chiuso dalla catena appenninica che si eleva nell’Aspromonte subito prima di rompersi nella spaccatura dello Stretto.

La notte tutta la sponda di fronte è una catena di luci, sempre più luci e sempre più vive, perchè i paesi si ingrandiscono, si distendono sulle rive, si arricchiscono di lampade al neon luci lungo tutto un arco lunghissimo che termina nel lampeggiare stanco del faro di Milazzo, in mezzo battono con ritmi diversi le luci dello stretto, i fari bianchi di Scilla e di Messina, le lampade rosse dei porti e dell’elettrodotto.
E’ un panorama stupendo. E quando il giorno dalla punta del mio promontorio guardo gli scogli e le spiaggette cento metri sotto il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno dei luoghi più belli della terra”.  
                                                                                               (G. Berto)

Origini del Nome

Gli   antichi   conobbero   il   promontorio   di  Capo  Vaticano  e  lo segnarono sulle loro carte col nome di “Taurianum Promontorium”, nome che, in epoca romana, fu cambiato in “Promontorio Vaticano”. Vaticano deriva da “Vaticinium” che significa oracolo, responso.
La tradizione vuole che, nell’antichità, sul promontorio vi fosse un oracolo a cui i naviganti che provenivano da nord si rivolgevano prima di affrontare i vortici di Scilla e Cariddi e quelli che provenivano da sud chiedevano notizie sui popoli che avrebbero incontrato navigando verso nord. A tutti pare desse, in cambio di doni, il responso la profetessa Manto che dimorava in una grotta tra le rupi del Capo proprio di fronte ad uno scoglio che da lei prese il nome di “Scoglio Mantineo”. E, non a caso, Mantineo deriva dal greco “mantéuo”: rendo oracoli, do responsi.
Oggi, Capo Vaticano è un semplice punto geografico che coincide con il sito dove si erge il Faro della Marina Militare. Tale denominazione è stata estesa, nel corso degli ultimi anni, a tutto il territorio del Comune di Ricadi. 

0
Abitanti
0
Frazioni
0
Altitudine m s.l.m.
0
Data Istituzione

Cenni Storici

Il Comune di Ricadi per la sua felice posizione geografica e per l’amenità del paesaggio ha sempre costituito un polo di attrazione per molte popolazioni. Infatti, innumerevoli ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza di vari insediamenti umani fin dall’epoca preistorica. In questi luoghi lasciarono tracce di un’antica e gloriosa civiltà gli Elleni, i Romani, i Bizantini, i Saraceni, i Normanni, le dinastie degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Borboni.
Chiaramente, le diverse dominazioni hanno influito su vari aspetti della vita degli indigeni e in modo particolare sul loro modo di esprimersi. Infatti, la lingua parlata risente dell’influenza di parole di origine araba, francese, spagnola, germanica e soprattutto latina e greca.
La storia dei paesi del “Capo” è legata a quella della vicina città di Tropea la quale per secoli esercitò il suo dominio su di essi che furono denominati “casali”.
Nel 1806 Giuseppe Napoleone re delle due Sicilie, in occasione della suddivisione del regno in Province, Distretti e Comunità, assegnò Ricadi alla Provincia della Calabria Ulteriore, Distretto di Monteleone, Comunità di Tropea.
Nel 1808, Ricadi con Regio assenso promulgato da Giuseppe Napoleone fu eretto libero Comune ed ebbe il suo primo Sindaco, un certo R.A. Avenia. In un primo momento pare che siano state assegnate a Ricadi le frazioni di S. Domenica, Ciaramiti, S. Nicolò, Brivadi, Orsigliadi e Brattirò.
In seguito, Brattirò fu distaccata dal Comune di Ricadi e assegnata a quello di Drapia e a Ricadi furono concesse, intorno al 1812, le frazioni di Lampazzone e Barbalaconi che appartenevano a Spilinga.
Nel 1894 con la costruzione della line ferroviaria Napoli-Reggio Calabria, il ricadese cominciò a muovere i primi passi sulla via dello sviluppo sia economico che sociale.
Il resto è storia recente.
UOMINI ILLUSTRI
Giuseppe Antonio Ruffa (Scienziato)
Agostino Petracca (Pittore)
Giovambattista Petracca (Poeta e Letterato)
Antonio Arena (Filologo Classico)

0
Posti Letto
0
Strutture Ricettive
0
Presenze Annuali

Miti e Leggende

Il racconto popolare di Donna Canfora, donna nobile e ricca catturata dai Saraceni, trasse origine dalla spiaggia di Torre Ruffa. Quando fu portata sulla nave, dopo aver salutato la sua costa, la sua terra natale, la sua gente si gettò in mare gridando: “Le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore”.
Donna Canfora scomparve tra le onde e da quel momento nel punto preciso della sua scomparsa le acque diventarono di un azzurro cangiante come le sfumature del colore del velo che la donna indossava.
Quando l’eco, generato dall’infrangersi delle onde sulla battigia, si propaga nelle campagne adiacenti, i contadini raccontano ai loro figli la leggenda di Donna Canfora e dicono che quel fragore non è altro che l’accorato lamento con cui la bella donna rapita saluta ogni notte la sua casa e la sua terra natale. 

Eventi Folkloristici

Ballo dei Giganti Mata e Grifone:

I famosi fantocci di cartapesta: Mata la bella principessa indigena dagli occhi grandi e dalla pelle rosata e Grifone il principe moro innamorato vengono portati sulle spalle di un uomo e girano per le vie dei paesi al suono cadenzato dei tamburri eseguendo la danza del corteggiamento.

Ballo del “Camijuzzu i Focu”:

Il “Camijuzzu” (cammello) simboleggia la cacciata dei Musulmani che per un certo periodo dominarono su tropea e sui suoi casali e riscuotevano tributi andando andando in giro sui loro cammelli, ma simboleggia soprattutto la resistenza alla prepotenza e allo sfruttamento.